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Almamegretta

Un killer nel video, MTV dice no agli Almamegretta

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Data: 7 dicembre 2004
Giornale: Il Corriere del Mezzogiorno


di Biagio Coscia

Un corpo senza vita sull'asfalto. Un killer con una rivoltella che osserva la sua vittima. Tutto cristallizzato in una lenta sequenza da film noir. Sono le immagini di «Preta d’oro», il nuovo video degli Almamegretta che probabilmente non vedremo mai in televisione. Mtv non ha ritenuto opportuno mandare in onda il video perché esibiva immagini piuttosto forti, nonostante la stessa emittente musicale, come del resto i palinsesti della maggior parte delle televisioni, offrano immagini e parole spesso "esagitate" e per nulla leggere, spiegano gli Almamegretta su un sito studentesco dell'Università di Salerno, al quale hanno concesso il videoclip, inedito fino a qualche giorno fa. Censura? «Il video - spiega Gennaro Tesone, batterista della formazione e protagonista del filmato - è stato mandato dalla nostra casa discografica a diverse stazioni televisive: la presenza della rivoltella e del cadavere ha determinato la scelta delle emittenti che hanno ritenuto inopportuno il video per la fascia pomeridiana».
Di fatto, il video è rimasto inedito, e non è stato trasmesso nemmeno di notte, o magari in fasce televisive più adatte. «Penso che più che di censura si tratti di una scelta editoriale - continua Tesone - “Preta d'oro” non ha i tempi di un videoclip, sembra piuttosto un cortometraggio. Ma è rimasto comunque vittima di una dittatura che esiste nelle emittenti musicali e nelle radio. I media commerciali passano sempre la solita solfa ed evitano tutto ciò che potrebbe immettere il seme del dubbio e della riflessione negli ascoltatori. Un tema che è stato sempre presente nella produzione degli Almamegretta. Il pubblico va “educato”, abituato a certe cose. Se si vedono sempre le stesse pappe, il gusto decade: è come un cane che si morde la coda, una colonizzazione culturate tout court».
«Il video è stato girato a Genova qualche mese fa, ma lo scenario potrebbe essere un posto qualsiasi. Raccontiamo di uno che sta in galera, un flashback su un omicidio, un commento per immagini del testo. E non è il primo brano che dedichiamo a questo argomento. In “Cinque dita” raccontiamo la storia di un ragazzino che vive in un quartiere dove ha come riferimento soltanto la cultura camorristica e che di fronte a sé ha, quindi, una sola scelta di vita, sbagliata ma inevitabite. Evidentemente, alle televisioni non interessa parlare di cose scomode».

Aggiornato Giovedì, 08 Settembre 2005
 

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