o f f i c i a l w e b s i t e

Almamegretta

Almamegretta Tour ’98

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Data: gennaio 1999
Giornale: Sound&Lite


Il tour degli Almamegretta, fra quello dei gruppi emergenti, è stato uno dei più seguiti dal pubblico durante tutto il 1998. Per parlarne abbiamo adottato una nuova formula: ne abbiamo fatto scrivere il racconto direttamente a uno dei protagonisti della squadra tecnica, Klaus Hausherr. Sentite cosa dice.


di Klaus Hausherr

Mi sembra doveroso fare una premessa a queto articolo che è il primo che faccio in vita mia, motivo per cui voglio chiedere perdono a tutti i lettori per le eventuali scorrettezze di carattere giornalistico. Per parlare degli Almamegretta cercherò di adottare un percorso descrittivo di tipo "gerarchico". L’agenzia che ha curato questo tour è la Trident Agency, che penso non abbia bisogno di presentazioni; a seguire le cose "on the road" più da vicino è stato Stefano Copelli che mi sento in dovere di ringraziare personalmente per la generosa disponibilità che ha dimostrato nei confronti del nostro staff. pornmobile.onlineL'audio e le luci sono state fornite dal Music Service di Siena che, con l’ormai collaudato ed apprezzato sistema W8 della Martin Audio, ha dimostrato di essere un'azienda pronta al grande passo verso produzioni "più grosse", anche grazie all'impostazione molto seria e appassionata che ha dimostrato Rosario Aloisio (il Boss).
Cercherò di descrivere il progetto audio e le persone che hanno fatto sì che tutto funzionasse a dovere, cosa che, posso garantire, è accaduta. In sala c'era il mitico "Ciano" (Luciano Lucchini) che, alla guida di uno Yamaha PM3000, ci ha portato fino alla fine del tour con un discreto bagaglio di buone performance, ovviamente facilitate dal gruppo musicale che, nei contesti Live, ha saputo dare veramente consistenza alla sua credibilità artistica: si tratta di una Band che ha un "tiro" veramente incredibile e che, come se non bastasse, ci ha fatto anche divertire; per questo motivo voglio approfittare dell’ occasione per spezzare una lancia a favore del gruppo "Almamegretta" che, secondo me, rappresenta la nuova generazione di artisti finalmente liberi dai pesi del successo e della mitomania.
L’impianto che abitualmente veniva montato era formato da 12 sistemi di W8 Martin Audio, pilotati da finali Labruppen e Controller Martin Audio. Il sistema monitor, gestito dal szottoscritto (coadiuvato come ormai dal mio inseparabile Mac portatile), prevedeva una tipologia non del tutto comune, poiché era basato su quattro tipi di ascolto: IEM, Drumfill, Wedge standard e due sistemi stereo formati da satelliti con Sub (inizialmente avevo anche dei Side fill, ma dopo li ho ritenuti inutili). Tutto per far ascoltare al meglio gli strumenti della band: batteria (Gennaro Tesone detto "Gennaro T"), basso (Nick Page detto
"Count Dab??????????? "), tastiere (Pier Paolo Polcari detto "Paolo"), Dub e campionatori (Stefano Facchielli detto "D.RaD"), corista (Julie Higgins detta Julianna") e poi ovviamente il lead vocalist (Rino Della Volpe detto "Raiss").
Ho lavorato con un banco DDA Forum e non posso esimermi dal dire che avrei preferito un mixer dalle prestazioni un po' più generose e soprattutto con qualche utilities in più; le elettroniche che ho richiesto per il tour erano formate soprattutto da un paio d'effetti, una dozzina di compressori, per garantire una migliore gestione delle dinamiche per l'ascolto in cuffia (a mio avviso molto importante) e sei gates. Per quanto concerne il monitoraggio in-ear, usavo un sistema Garwood in configurazione stereo, corredato però dal geniale sistema di cuffie della Shure che ritengo assai più comodo come adattabilità rispetto ai sofisticati, nonché costosi, Mould. Il punto sicuramente più importante rimane quello che il monitoraggio in cuffia, a differenza del sistema tradizionale, richiede un'attenzione totale e continua durante lo spettacolo e non sono ammessi momenti di distrazione; l’impostazione inoltre è tutt'altro che semplice poiché si devono affrontare anche problemi di carattere psicoacustico, motivo per cui adotto sovente l'uso di microfoni per l'ambiente.
Per questo motivo vorrei approfittare dell'occasione anche per lanciare un messaggio pseudo sindacale (concedetemelo!!) sperando di sensibitizzare tutti gli addetti ai lavori sulla effettiva e necessaria importanza/professionalità del fonico di palco, spesso relegato ad un ruolo ingiustamente secondario, quindi: "fonici di palco, non mollate!!"
Il sistema monitor utitizzato per le postazioni Dub/Campionatori e Tastiere sono invece costituiti da due satettiti e un Sub (Martin Audio EM26 + EM 150) con ascolto stereo e molto vicino ad un sistema Hi-end. Al basso/chitarra si è andati con due consueti Wedge LE400 mentre per la batteria si è optato per un classico Drumfill con sub da 18" e un Wedge LE 400. Un grosso ringraziamento va ovviamente alla Crew che ha avuto la costanza e la pazienza di sopportarmi per tutto questo tempo: i backliners Leonardo Dani (batteria basso e chitarra) alla sua prima, ma trionfale, esperienza on-tour e Cesare Ferrari (Dub e Tastiere). Come P.A. man, nel corso del Tour, si sono avvicendati Angelo Catoni, Pino Chimenti e Daniele Fischetti: ancora grazie a tutti.
Adesso il compito più arduo, almeno per me, rimane quello della descrizione del sistema luci, progettato dall'astro nascente Mariano De Tassis (detto "De Pazzis") al quale mando una benedizione per la sua creatura Ginevra. L’operatore on-tour è stato Andrea "Bobo" Amedei che non si è risparmiato nel dare un'impronta personale, ed azzeccata, al progetto luci. Agli scanners ha lavorato Roby Biolzi, e al dimmer la mascotte della situazione, la persona cioè che non si è mai risparmiata nel dare l'accento giusto ad ogni momento del tour, con gli ormai classici "tormentoni" che accompagnano ogni tournée (chi lo conosce lo sa!!): Corrado Pucciarelli "from Nappule". Sul palco venivano montate sei torri che dai lati del proscenio andavano stringendosi fino al fondo creando le basi per appendere i fondali marroni con il logo del tour. Su di esse venivano montati scanners, ACL, PAR e le immancabili Strobo, mentre a terra, nel retro del palco, i 2000 con i cambiacolori completavano l'originale progetto. L'allestimento scenografico era composto, oltre che dai fondali, anche da elementi che evidenziavano le postazioni tastiere e Dub, ai lati del palco, che noi abbiamo battezzato "Panettoni" poiché avevano la caratteristica di essere parecchio ingombranti ma che, alla fine, visivamente parlando, davano il loro accento "etnometropolitano" (concedetemi questa licenza linguistica) che non stava per nulla male; al centro del palco era posta la pedana della batteria, con alla base un elemento decorativo che dava continuità al progetto grafico. Spero di essere stato sufficientemente preciso nella descrizione di questo tour, non mi resta che salutare tutti i lettori di Sound&Lite con un abbraccio: "peace and love".


IL FONICO DIVENTA ARTISTA

Due chiacchiere con Stefano Facchielli "D.RaD"

Come altri abbiamo sempre sostenuto che il fonico partecipa al sound della band in maniera fondamentale, tanto da doversi considerare uno del gruppo; gli Almamegretta hanno realmente concretizzato questo pensiero facendo salire sul palco il loro fonico, peraltro autore dei brani stessi. E’ quindi interessantissimo vedere quest’evoluzione, soprattutto perché avviene in uno dei gruppi più giovani e più all'avanguardia del nostro panorama musicale.

Cosa fai di preciso dalla tua postazione durante il concerto?

Mi occupo dei campionatori e della parte effetti, in pratica metto gli effetti in tempo reale direttamente dal palco e curo tutti i suoni del gruppo facendo suonare tutti gli strumenti in linea. Adopero tre campionatori, fra cui un MPC 2000 che è anche sequencer, che lavorano alternativamente fra un pezzo e l'altro. Ho poi uno splitter attivo da cui i canali fondamentali confluiscono su un piccolo Spirit (che ho scelto per l’estrema maneggevolezza) in cui faccio la mia performance di effetti e poi ridò alla sala solo il ritorno degli effetti; utilizzo i canali in prefader senza la diretta. Poi ho un Yamaha 03 per le snapshot e le automazioni per le sequenze, in maniera che ogni brano abbia la sua configurazione, soprattutto per le compressioni che sui campionatori sono una cosa molto delicata.

Ma com’è nata questa tua trasformazione da fonico ad artista?

Con gli Alma io ho sempre avuto questa funzione creativa, solo che nei primi concerti quello che oggi faccio dal palco lo facevo dalla sala perché non ci potevamo permettere dei Backliners che mi seguissero in questo lavoro. Dal palco il mio lavoro e molto delicato perché devo riuscire a sentire il più possibile come sente la gente così da regolare gli effetti in maniera adeguata, anche perché uso molto fare dei feedback sugli effetti stessi, cioè delle catene d'effetti alquanto complesse ma che devono essere calate perfettamente con quello che viene fuori dal resto del gruppo.

Insomma é una specie di lavoro di studio fatto dal vivo?

Praticamente sì, perché quando noi registriamo il vero momento di session è proprio quello del mixaggio quando ognuno lavora sulla sua mandata e realizziamo una sorta di "full-automation manuale" e creativa.

Per voi lo studio è comunque digitale.

Sì, direi proprio di sì; lavoriamo molto su hard disk, anche se le voci, il basso e certe volte le chitarre le facciamo su 24 piste: io amo molto il digitale anche perché appartengo ad una generazione che comunque ha iniziato subito con questa tecnologia e per cui il computer è un normale elettrodomestico; ho notato che molti fonici utihzzano un po' la scusa del suono analogico per nascondere un imbarazzo verso l'uso del digitale che non è affatto vero che suona male: se lo sai usare non solo suona bene ma offre anche incredibili possibilità creative. C'è poi chi per fare un punch vuole sentire proprio il "tastone" di una qualche macchina sotto il dito, ma quello è un discorso d'abitudine e non di qualità. Nel nostro ultimo disco abbiamo lavorato molto campionando delle sequenze suonate da noi stessi utihzzando moltissimo l'hard disk recording.

Quindi tu sei un artista che conosce perfettamente ogni particolare dell'installazione audio che utilizzate qui in tour?

Sì, è cosi: ti posso anche dire che tipo di crossover si usa nel PA. Noi curiamo in maniera attentissima il suono e per questo abbiamo scelto l'impianto W8 della Martin Audio che a me piace in maniera assoluta, almeno per il suono che facciamo noi. Gli altri della band si fidano di me sotto questo punto e si accorgono che i risuitati ci sono. Io sono convinto che nei concerti la cosa principale debba essere il suono (anche se come artista-fonico il mio giudizio è un po' di parte), altrimenti che spettacolo musicale è?

Ho visto che sul palco hai un monitoraggio piuttosto inusuale.

Sì, questo nasce dall'esigenza di avere un suono molto simile al P.A. e di essere un po' spettatore, cosi adopero un sub e tre satelliti. Io all'inizio avevo provato con gli IEM... ma non ce l’ho fatta! Anche il batterista aveva iniziato con un woofer pneumatic sotto o sotto il sedile... adesso ha il drumfill! Volevamo evitare il suono sul palco, ma ci siamo limitati a mettere le cuffie ai cantanti.

Qual’è il rapporto fra te, che sei anche un fonico, ed i fonici che lavorano al tour?

Ti dirò, all'inizio era piuttosto conflittuale, poi si è creato un rapporto molto intenso
anche al di fuori del lavoro, specialmente con Luciano che è il fonico di sala. Il discorso è che noi abbiamo dei suoni che si allontanano molto dagli standard che adoperano molti fonici: spesso mi ritrovo delle casse "puntute" o i riverberi sui tom che nella nostra musica non servono affatto; le regole dei mixaggi le conosciamo anche noi, ma non ci piacciono; ad esempio la classica rullata panpottata da destra a sinistra è una cosa che proprio non sopporto! Ma il discorso principale con altri fonici è sugli effetti, ad alcuni non va giù che tutta la parte di effetti rimanga statica dal mixer di sala ed invece creativa e di performance dal palco. Ma questo è il nostro modo di fare musica, a noi l'effetto non serve per migliorare una voce ma per creare qualcosa di nuovo.

Come è nato questo connubio con gli Almamegretta?

Quando io facevo il fonico, proprio per questo mio sperimentalismo, molti mi prendevano un po' per matto, finché non ho incontrato gli Alma che condividevano questa mia ricerca di nuove sonorità, e così sono subito entrato nel gruppo dando il mio contributo creativo, anche se non suono nessuno strumento.

Cosa fai di preciso all'interno del gruppo?

Io curo tutti i loop, tutti i sequencer, curo la produzione, faccio i suoni: passo le notti insieme a Paolo, il tastierista, a cercare dei suoni nuovi per evitare il più possibile i preset che sono una cosa noiosissima (a volte sentendo i suoni di certe band ti potrei dire il nome del preset, il banco ed il numero!).


Pensi che sia questo il fufuro?

Io credo di sì, perché vedo che molti giovani, anche dalla sala, iniziano a rischiare di più, a mettere dei flanger esagerati sulla voce o altre cose che nessuno prima faceva.

Aggiornato Venerdì, 16 Settembre 2005
Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Luglio 2020 12:07 )  

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