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Almamegretta

Almamegretrip, “Imaginaria” ed altri sogni

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Data: luglio/agosto 2001
Giornale: Rockerilla
di Mirco Salvadori

Una cosa è certa: siamo ancora in molti a credere che questo fottuto mondo possa e debba cambiare... un giorno. Una cosa è certa: siamo ancora in molti a sentire il richiamo del sogno, tutta gente che usa l'arma dell'immaginazione per affrontare quotidianamente il deserto dell'ignoranza e della volgarità oramai imperanti. Una cosa è sicura: Almamegretta combatte al nostro fianco e ci spiega come attraverso la voce di Raiz.


Chiudiamo gli occhi e cerchiamo di immergerci dentro la vostra immaginazione: cosa troveremmo?
Raiz:«Un mondo in cui la diversità culturale non è fonte di scontro ma di reciproco scambio e cooperazione; in cui non ci siano otto paesi che decidono il destino di un intero pianeta in virtù delle ricchezze accumulate ai danni del resto dell'umanità; in cui un bambino possa crescere con la speranza di avere un futuro».
Un uso continuo di echi e riverberi non solo musicali, una irrefrenabile voglia di staccarsi dal reale avendo ben chiaro peró qual'è il confine tra i due mondi. Questo, a mio avviso, è l'effetto creato dal vostro suono: è anche lo scopo che vi proponete componendo i vostri pezzi?
Raiz: «Sognare è terapeutico: vuoi perché ti permette di staccarti dalla vita di tutti giorni, anestetizzando la sofferenza anche solo per qualche ora, vuoi perché dopo un dolce sogno è piacevole ritornare al tipo di realtà che viviamo, ti fa venir voglia di cambiarla».
Esiste una cosa piuttosto "aliena" chiamata amore. In "Imaginaria" parlate spesso di questo sentimento. Non credo proprio che per Almamegretta amore serva solo a far rima con cuore: cosa spinge allora quest'anima migrante a parlare d'amore?
Raiz: «A costo di sembrare retorico e "old fashion", credo che l'amore e la passione siano tra le poche cose che danno significato alla vita... ecco tutto».
Al pari di altre realtà musicali partenopee, anche Almamegretta prende posizione sul sociale o sul politico ma lo fa con toni diversi. Vuoi spiegarmi il motivo di questa scelta?
Raiz: «Il nostro punto di vista è strettamente personale, ha poco a che fare con la militanza e l'internità a movimenti politici, anche se alcuni di questi raccolgono la nostra simpatia e, quando è necessario, solidarietà. E poi, come disse Rakim, preferiamo un messaggio "liquido" ad uno "solido": con un secchio d'acqua puoi bagnare dieci persone, con un sasso puoi colpirne una sola… e se si scansa?».
Almamegretta da sempre ha cercato di tracciare un percorso che non fosse solo chiuso dentro i confini italiani: hanno percezione all'estero dell'esistenza di una scena musicale italiana di qualità? Come vi trovate ad interagire con realtà tipo Massive piuttosto che Bill Laswell, Letfield o la stessa Sahinko?
Raiz: «La percezione che all'estero si ha di una scena italiana "underground" è confinata agli addetti ai lavori ed a pochi altri. Alla stragrande maggioranza sono noti solo gli “otti”: Pavarotti, Ramazzotti e qualcuno conosce Jovanotti.
Il confronto con i musicisti oltreconfine è sempre stato semplice, diretto e soprattutto alla pari. Prima di lavorare con noi, Laswell o i Massive non ci hanno chiesto quanto vendiamo; tutto e successo sulla base della stima.
L' "esterodulia": il fenomeno che rende questi artisti dei mostri irraggiungibili, per fortuna non attraversa le Alpi».
Cosa porta di nuovo questo vostro ultimo album nella produzione degli Almamegretta?
Raiz: «Nulla che non sia già stato detto, a grandi linee. C'è il dub, l'elettronica, la melodia mediterranea. Forse in confronto agli altri è un album più psichedelico e più "asiatico"».
A cosa è dovuta la scelta di citare due poeti così lontani nel tempo come Omar Khayyam e Nicolàs Guillén?
Raiz: «Personalmente sono un divoratore di letteratura, le "Rubaiyat" di Khayyam rappresentano la faccia sensuale dell'Islam e in un momento di grande propaganda antiislamica in occidente, ci pareva giusto far sapere che esiste un aspetto della religione maomettana così "moderno" che la puritana America neanche si sogna. Citare Guillén invece è una presa di posizione contro. L'embargo stupido e genocida che ancora attanaglia Cuba e che il neo-presidente Bush rafforzerà».
Oramai da molto tempo abbiamo deciso di seguire le migrazioni di quest'anima. Dove ha intenzione di portarci, meglio sarebbe dire trasportarci, Almamegretta nel futuro?
Raiz: «È troppo presto per dirlo. Dateci il tempo di sognare ancora».

Aggiornato Sabato, 10 Settembre 2005
 

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