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Almamegretta

E ora i figli di Annibale pretendono più spazio

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Data: 17 dicembre 1993
Giornale: Il giornale di Napoli
di Alfredo d’Agnese

GLI ALMAMEGRETTA, CHE HANNO PRESENTATO «ANIMAMIGRANTE», CHIEDONO LUOGHI PER LA MUSICA


NAPOLI - Piazza Bellini, ore 12: il nuovo corso della musica napoletana forse nasce oggi, con la presentazione di «Animamigrante» (ediz. Anagrumba), il primo trentatré giri degli Almamegretta. Era da tempo che un progetto musicale non riusciva ad attirare un’attenzione così forte. Gli Almamegretta sono i «Figli di Annibale», gli sperimentatori di un suono che unisce ritmiche afroamericane reggae e tradizione melodica partenopea, Rip Rig e Panic e Roberto De Simone, Zezi di Pomigliano d'Arco e tecniche dub. «Animamigrante» divide la città in «bbuoni e malamente», fotografa lo status della povera gente, dei senzatetto e senza lavoro. Un album combattente che lancia una sfida al mercato musicale. E non solo: Gennaro T., Borrelli, Orbit, Pablo e Raiss sono il risultato di dieci anni di silenzio. Parenti stretti del messaggio che nasce dai centri sociali, liberi da qualsiasi tipo di parrocchia.
«Animamigrante» è un pugno contro ogni tipo di regime, contro ogni facile risposta ai nostri tempi. Un’opera straordinariamente matura. «C'è un brano centrale, che spiega quello che vogliamo fare, “’O cielo pe’ cuscino”. La tradizione napoletana rinasce attualizzandola con ritmiche reggae. Tutto l'album - dicono - ruota intorno al confronto tra le melodie mediterranee o napoletane con ritmiche provenienti da altre parti del mondo. Culture popolari, evidentemente, con un filo rosso che le lega».
E ancora: «Non abbiamo ricette in tasca, il nostro è solo un contributo. Parolepornmobile.online chiare, gettate nel mucchio perché «c'è bisogno di dire delle cose. Attualmente - dice Gennaro - non mi sembra che il momento sia felice. Nonostante a Napoli e a Roma si sia scampato un bel pericolo il momento politico è sottolineato da una grande confusione. Sono crollate miseramente certe cose, le ideologie hanno lasciato sul terreno parecchi morti». Il pericolo è scampato, ma i problemi sul tappeto sono sempre gli stessi. Chi suona a Napoli chiede risposte al neo-sindaco Antonio Bassolino, c'è molta attesa. Anche perchè nel piano dei cento giorni è contemplata l'apertura di spazi agibili e inspiegabilmente negati. «L'urgenza è quella di reperire spazi dove chi suona possa confrontarsi, suonare, registrare, rendere gesti, idee in modo intelligibile.
Da Bassolino aspettiamo che faccia in modo che vi siano spazi dove la gente possa stare insieme. L'ambiente non è molto confortante, a Napoli si produce molto, ma si raccoglie poco. C'e un vuoto attualmente incolmabile. C'è da fare molto e attualmente non ci sono risposte».
«Animamigrante» è un punto di partenza, ma anche un ponte. «Abbiamo pensato che ignorare completamente le radici dell'enorme bagaglio campano sarebbe stato criminale. Ma la nostra non è una riproposta tout court. E non è un filone, nè qualcosa di assolutamente nuovo. Assomiglia a quello che ha fatto vent'anni fa Pino Daniele. In questa ricerca non c'è imitazione pedissequa di moduli impostati, provenienti da altrove. Non c'è posizione di sudditanza a nessun tipo di imperialismo».
Qualcuno li ha confusi, schedati come una pura propaggine dei centri sociali. Ma loro, prendono le distanze anche da questa nuova icona: «Non siamo un espressione di Officina 99 e di altri centri sociali. Ma aprezziamo il lavoro che vi è svolto, vi suoniamo spesso». Prendono le distanze anche da «Figli di Annibale», «una provocazione non compresa con esattezza. Il problema resta il confronto tra culture diverse. La nostra voleva essere una provocazione anti-razzista. Ora «Animamigrante» arriva nei negozi, nelle discoteche. Lo attende l'esame più difficile, quello del botteghino. E vi arriva con tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonista.

Aggiornato Sabato, 30 Luglio 2005
Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Luglio 2020 11:24 )  

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